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7
Ott

Se in azienda sei un frontman, su LinkedIn devi dare l’esempio

Siamo grandi fan di Elio e le Storie Tese e quando, ai tempi di X Factor, Elio decise di aprire un profilo LinkedIn ci siamo precipitati immediatamente a vederlo.

Delusione totale. Brutto, scritto con leggerezza, dava un cattivo esempio ai fan e dipingeva un’immagine molto sfocata della persona e dell’artista.

Oggi quel profilo non c’è più è meno male. Tuttavia ci sono ancora molti manager in azienda con profili scarni, vuoti o comunque poco curati.

Come frontman hai una responsabilità e quando parli di te stesso non parli solo di te stesso. La tua reputazione è la reputazione della tua band e dei professionisti che ti accompagnano tra tour e case discografiche, dal produttore al truccatore al fonico.

Se il tuo ruolo in azienda ti porta di fronte alle persone – penso a CEO, HR o Direttore Commerciali – il modo in cui ti presenti su LinkedIn influenza l’opinione che le persone si fanno di te, dell’azienda e per esteso di chi ci lavora.

Mettere cura nel tuo profilo LinkedIn come manager non è solo un diritto: è un dovere che hai verso te stesso e verso i tuoi colleghi, i tuoi capi, i tuoi collaboratori.

Per molti manager scrivere è un problema: non sanno come fare o non ne hanno il tempo. Anche se in questi casi è meglio rivolgersi a un professionista, vogliamo mostrarti come sistemando alcuni dettagli tu possa cominciare fin da subito a essere il frontman della tua azienda su LinkedIn.

Nome e Cognome

Può sembrare strano ma sono frequenti gli errori in questo campo. Alcuni ad esempio antepongono il nome al cognome (es. Rossi Mario), oppure hanno il cognome puntato (es. Mario R.).

Entrambe le diciture sono sbagliate e diminuiscono la probabilità che le persone ti trovino. Altri errori sono usare un nomignolo (es. Chicco) al posto del nome o scriverlo tutto minuscolo (es. mario rossi).

Anche usare il secondo nome puntato (es. Mario P. Rossi) è una cattiva prassi: meglio metterlo per esteso, sarà un fattore differenziante.

Elio, nel suo caso, ha optato per Elio Giudice, aggiungendo la sua qualifica al suo nome d’arte.

Ce lo immaginiamo sereno davanti alla pagina di iscrizione di Linkedin come fosse in caserma e gli stessero prendendo le generalità.

“Nome?”
Elio.
“Cognome?”
Boh. Belisari?
“Non sa il suo cognome?”
È il cognome del mio vero nome.
Mettiamo ‘Giudice’.
“Elio Giudice allora”.
Perfetto.

È vero che pochi avranno la voglia di indagare sul suo vero nome e per fortuna non ci sono molti “Elio Giudice” su LinkedIn quindi anche i più pigri possono trovarlo.

Ma gli ingaggi televisivi, come le aziende, vanno e vengono. La tua professione di oggi non è il tuo nome, il tuo brand.

Per LinkedIn, quando ti iscrivi accetti di iscriverti col tuo vero nome e cognome, come te stesso intero insomma, non come un pezzettino di te.

Una volta esisteva un campo Nickname molto comodo, ora non c’è più. Risolviamo con 2 parentesi tonde: Stefano (Elio) Belisari.

 

Foto

Nei nostri archivi abbiamo una cartella che titola Galleria degli Orrori LinkedIn. Al suo interno ci sono gli screenshot più impensabili e le foto più imbarazzanti che troviamo su LinkedIn.

È affascinante come spendiamo centinaia e alcuni migliaia di euro in abiti, accessori, trucco e parrucco per sembrare professionali e poi su LinkedIn abbiamo foto coi cani, coi figli, in bici in montagna, con gli occhiali da sole, in bikini, foto vecchie di vent’anni, con le zucche, la sigaretta, in vasca da bagno, su una sdraio, al cocktail il venerdì sera, con gli occhi lucidi …

Fare una buona foto di profilo, nell’era in cui ci sono quasi più reflex in Italia che profili LinkedIn, dovrebbe essere facile. E anche se qualche mese fa era circolato #workselfie PER FAVORE NON METTERE SU LINKEDIN UN AUTOSCATTO BECERO FATTO COL TUO SMARTPHONE.

Cerca un fotografo che sappia il fatto suo, un buon ritrattista. La foto è un investimento professionale come l’abito col quale vai al lavoro.

Ricorda che non servono strani effetti di magia: presentati su LinkedIn allo stesso modo in cui ti presenti al pubblico o in azienda.

Se in azienda sei un frontman, su LinkedIn devi dare l'esempio

Headline

Molto bene, col nome ci siamo. La foto è ok, passiamo al titolo.

In linea generale, il Titolo che sta sotto al tuo nome serve a presentarti, a caratterizzarti, ad attirare.

Pensa al titolo:

  • di un quotidiano (“Forze dell’ordine sventano tragedia a Vattelappesca”, continua a p.2),
  • di un mensile (“All’interno: il poster senza veli di Sabrina Ferilli”),
  • di una email (“Allunga il tuo pene di 5 centimetri in 7 giorni”).

Deve fare una promessa che, se la persona cliccherà, verrà mantenuta nel resto del profilo. Non dirmi cosa fai, dimmi come lo fai e perché lo fai.

Una bella headline per il nostro Elio potrebbe essere: Sono il garante dell’italianità e del bel canto a X Factor 2015 in qualità di giudice | Cantante Elio e le Storie Tese

Voilà, 118 caratteri (ne hai 120 in totale). Andiamo a vedere (di nascosto) l’effetto che fa.

Mi sembra molto più fico anche se abbiamo cambiato solo un paio di cose!

URL Personalizzato

Ogni profilo LinkedIn ha un URL personalizzato, cioè un link unico tuo e soltanto tuo, personale, che collega direttamente al profilo LinkedIn.

Di base è brutto e ha lettere e numerini, così come il tuo: https://it.linkedin.com/in/elio-giudice-538ba7109.

Meglio trasformarlo in qualcosa di più leggibile come ad esempio: it.linkedin.com/in/eliogiudice.

Occhio che qualche omonimo potrebbe reclamarlo prima di te! Le istruzioni su come fare per cambiare il link le trovi qui.

Foto di sfondo

Un’immagine vale più di mille parole. La tua foto di sfondo può raccontare di te e delle tue passioni, del tuo lavoro e della tua azienda, delle cause che segui e dei valori che ti guidano.

E poi contribuisce ad aumentare il Social Selling Index.

Riepilogo

Il Riepilogo è una delle parti fondamentali del tuo profilo LinkedIn.

Il nome è poco felice, siamo d’accordo. Tipo: “Bona, siamo arrivati fin qui, facciamo un riassunto delle ultime puntate”.

Consiglio di usare questa sezione in modo un po’ più creativo, un misto tra la biografia che hai nel sito ufficiale, un riassunto delle puntate precedenti e una sbirciatina nella tua visione della musica italiana oggi.

Nel Riepilogo di Elio troviamo scritto solo “sono il garante dell’italianità e del bel canto”. Ma cosa vuol dire?

L’effetto non è diverso dalle liste piene di paroloni di cui si riempiono la bocca molti manager su LinkedIn. Nè da quelle intro pseudo-cv che hanno la forma: “Sono un manager con XX anni di esperienza nell’ambito ABC. Ho assunto ruoli di responsabilità crescente fino a XYZ”.

L’errore dei titoli “normali” è che sono contenitori, non contenuti.

Facci capire cosa intendi per “italianità e il bel canto”.

  • Dove sta andando la musica italiana secondo te?
  • Perché fare il giudice di X Factor in qualche modo è coerente con la tua visione?
  • In che modo le tue esperienze passate ti hanno fatto maturare questa visione?
  • Che credenziali hai, in fondo, per dire quello che dici?
  • Come possiamo contattarti o cosa vuoi che facciamo dopo aver letto le risposte alle domande precedenti?

Queste domande valgono per Elio ma anche per te. Il Riepilogo è il luogo dove rispondere.

Esperienze lavorative

“Cantante in una band”? Tutto qui?!?

È deprimente vedere alti profili manageriali inserire soltanto il proprio ruolo su LinkedIn senza uno straccio di frase che ci racconti un po’ la storia e i successi degli anni passati di carriera.

Rich Media

LinkedIn ti dà la possibilità di inserire foto, video, interviste e quant’altro sul tuo profilo.

Questi media non sono solo contenuti consumabili come i video presi da Youtube o da Sky, ad esempio. Possono essere anche veri e propri link a pagine di atterraggiocome ho fatto qui con Cordialmente e come potresti fare, ad esempio, caricando come media la pagina del sito degli Elii dove è raccolta la vostra discografia.

Ecco un esempio pratico di quello che intendiamo.

E altro ancora…

Su LinkedIn puoi inserire le altre esperienze della tua carriera, puoi parlare delle cause benefiche che sostieni. Es., Elio, puoi dirci della tua passione per il Baseball e dell’Ares e sì, si può anche parlare di Inter.

Se sei un frontman, devi farlo anche tu. Perché i tuoi colleghi, i futuri talenti, i potenziali clienti ti guardano, ti misurano e prendono ispirazione da quello che fai.

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