LinkedIn e il brand tra persona, azienda e territorio
12
Apr

LinkedIn e il brand tra persona, azienda e territorio

Siamo sempre orgogliosi di poter dare la nostra testimonianza al Brand Festival di Jesi, evento nazionale sull’identità di marca tra persona, azienda e territorio.

LinkedIn è lo spazio ideale per raccontare l’alleanza tra queste 3 identità. Un social che le agenzie di marketing faticano a capire per un motivo fondamentale: LinkedIn non è un social che si può leggere con categorie marketing.

LinkedIn è il social di HR. È il social del sales. È il social che mette veramente la persona e la sua capacità di stringere relazioni sotto i riflettori.

L’obiettivo di LinkedIn è creare un grafo economico per anticipare e favorire l’interazione tra la domanda e l’offerta di lavoro. La vision è creare opportunità per ogni membro della forza lavoro mondiale. La mission è connettere i professionisti di tutto il mondo perché siano più produttivi e abbiano più successo.

Non mungere i propri utenti come vacche grasse con l’advertising.

Ogni azienda possiede un motore nascosto per la propria macchina promozionale su LinkedIn: un elemento poco considerato che va sfruttato prima di mettere mano al budget pubblicitario.

Stiamo parlando della reputazione professionale dei propri dipendenti, specialmente quelli che in azienda detengono la responsabilità di comunicare visione e direzione (CEO, Manager) e il sapere tecnico.

Secondo Edelman Trust Barometer cerchiamo l’opinione professionale degli esperti nell’anno in cui fatichiamo a distinguere, nei media, il vero dal falso. LinkedIn e i suoi utenti godono di un’ottima reputazione professionale e questa, unita alla crisi di fiducia di altri network, ha dato nuova linfa vitale al social di casa Microsoft.

Purtroppo l’abbondare di “esperti” che predicano un uso di LinkedIn con categorie marketing anni ’90 nasconde la vera natura del social. Che non è, come molti dicono, quello di generare più views, buzz, etc.

È molto più semplice.

LinkedIn è uno strumento di creazione di relazioni e di fiducia. “Fatti uguali tutti gli altri fattori – secondo Bob Burg – le persone fanno affari e riferiscono affari ad altre persone che conoscono, con cui sono in sintonia e di cui si fidano”.

Per questo preferiamo parlare di costruzione di relazioni piuttosto che di lead generation; di relazioni invece che di contatti; di conversazioni invece che di visualizzazioni.

Spesso conosciamo il brand di un’azienda perché vediamo, su LinkedIn, un dipendente o un seguace della pagina che ne condivide un post. A volte conosciamo già il brand ma non così bene e la condivisione di un dipendente ci aiuta a conoscerlo più da vicino. Altre volte il brand è ben noto e cerchiamo un approccio diretto con una persona fisica anziché una casella generica info@.

Se il dipendente è centrale per l’esperienza che un utente ha dell’azienda, allora il suo profilo deve contenere 3 elementi.

Professional brand è, se vogliamo, la reputazione professionale di ciascuno. Quella che i tuoi conoscenti ti riconoscono perché sei TU sul lavoro e che ti porterai anche nella prossima azienda.

Company brand: un piccolo spazio dedicato all’azienda perché serve ad aprirti delle porte. Pensa a LinkedIn come a un’estensione del biglietto da visita, dove il tuo nome e quello dell’azienda stanno fianco a fianco in pochi cm2.

Personal brand è invece il tocco personale, la tua parte umana, chi sei fuori dal lavoro. Know, like, trust: conoscenza, sintonia, fiducia. Troppo spesso ci dimentichiamo del secondo ingrediente.

Questi “3 brand” si riflettono sulle tue attività. Le persone ti seguono su LinkedIn (e non solo) perché vogliono restare aggiornati sulle tue evoluzioni professionali, sulla tua azienda e su di te come persona.

Condividere SOLO cose dell’azienda è deleterio per il tuo brand. E fa male anche all’azienda, che sembra creare un esercito di cloni.

L’azienda dovrebbe incoraggiare i propri dipendenti a parlare su LinkedIn 80% di cose NON inerenti all’azienda. In questo modo saranno più interessati e seguiti e questo andrà paradossalmente a beneficio dell’azienda.

L’azienda a sua volta, nella pagina ufficiale, non dovrebbe fare una rassegna stampa autocelebrativa. Sembra una banalità ma nella pratica è ciò che succede. Basta dare un’occhiata a una decina di pagine azienda a caso per accorgersene.

Quale che sia l’obiettivo, consigliamo di tenerlo fisso per tutto l’anno. Meglio identificare UNA priorità comunicativa: la vita media dei contenuti su LinkedIn è estesa ed è meglio non confondere i fan con un calendario che cambia priorità come una banderuola al vento.

Spesso le aziende guardano subito al risultato finale (conversioni) nel breve periodo, con sguardo miope. Un buon progetto va strutturato in 3 movimenti: impostazione (vedo se i contenuti funzionano), crescita (aumento il numero dei seguaci) e conversione (dove imposto un sistema di controllo degli obiettivi).

In sintesi:

  • mettere il dipendente al centro e coinvolgerlo;
  • pianificare 1 obiettivo per 1 anno
  • dividere la presenza aziendale in 3 fasi.

Ci vediamo al prossimo Brand Festival!

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